venerdì 15 giugno 2012
COME USARE LA MATEMATICA PER CONQUISTARE UNA BIONDA
martedì 29 maggio 2012
QUELLO CHE LA MAFIA TI TOGLIE: LA TESTIMONIANZA DI VINCENZO CONTICELLO E DI ALTRI UOMINI CORAGGIOSI
Qualche tempo fa abbiamo intervistato Vincenzo Conticello, imprenditore palermitano che ci ha raccontato di come porti avanti con tenacia la sua attività malgrado minacce e pressioni. Qui lo vediamo da Fazio insieme a persone che condividono il suo stesso coraggio: uno dopo l'altro, ci raccontano il loro vissuto quotidiano e ciò di cui sono costretti a privarsi.
martedì 22 maggio 2012
LA CLAUDICANZA DI BAHARIER
"La
parola a cui sono legato è claudicanza; sul dizionario troverete claudicante ma
io sono parigino perciò passatemi il francesismo; ciascun uomo dovrebbe essere
affezionato a questa parola perché siamo tutti claudicanti; ce lo dice anche la
Bibbia, nella Creazione, quando vengono creati, ben prima dell'uomo, i grandi
luminari del cielo: sole e luna."
venerdì 4 maggio 2012
Erri De Luca presenta "Il torto del soldato"
Il nuovo romanzo di Erri De Luca.
Un vecchio criminale di guerra vive con sua figlia, divisa tra la repulsione e il dovere di accudire. Lui è convinto di avere per unico torto la sconfitta. Lei non vuole sapere i capi d'accusa perché il torto di suo padre non è per lei riducibile a circostanza, momento della storia. Insieme vanno a un appuntamento prescritto dalla kabbalà ebraica, che fa coincidere la parola fine con la parola vendetta. Pretesto sono le pagine impugnate da uno sconosciuto in una locanda.
martedì 17 aprile 2012
MA L'INCHINO PIÚ PERICOLOSO NON E' STATO QUELLO DI SCHETTINO
Oggi
la parola “inchino”, innocua fino a ieri
l’altro – e perfino un po’ retro - ha acquistato un nuovo, sinistro
significato.
Ma
l’azzardata manovra del capitano Schettino non rappresenta un’eccezione: il
cosiddetto “inchino” della nave all’isola del Giglio era un rito. Pare già
ripetuto per cinquantadue volte. Un rito improvvisamente salito alla ribalta
delle cronache solo perché, alla cinquantatreesima, è finito male. Che era pericoloso
si sapeva. Dunque, la domanda è: perché succedesse quello che è successo, tra
tutti gli attori della tragedia, chi è stato connivente con chi? Quante volte e
davanti a quale vanità o necessità si è scelto di chinare tacitamente la testa?
E in che modo gli inchini di molti, da tutti compiuti con leggerezza, hanno creato la sequenza che ha condotto alla
catastrofe?
Questa
domanda oggi pende sulla testa della Costa Crociere ma la dovrebbero tenere
presente tutte le organizzazioni. Chinare la testa di fronte a qualcosa di non
lecito o di non chiaro, e magari rifiutarsi di vederlo, può costare molto caro.
Basta pensare al Columbia, lo shuttle precipitato negli U.S.A. nel 2003. I
tecnici avevano rilevato la presenza di anomalie ma, così sembra, la faccenda
venne sottovalutata da chi doveva prendere le decisioni. Tutti misero a tacere
i loro dubbi e chinarono la testa: di fronte alle difficoltà, alla burocrazia,
al destino, ai giochi di potere. Sette morti qua, trentatré là. Tanto può
costare un inchino.venerdì 6 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
LA NOSTRA PIU' GRANDE PAURA...
La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che noi siamo potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce, non il nostro buio ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?”.
In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio dell’Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi.
Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente,
diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri."
Nelson Mandela
lunedì 2 aprile 2012
LOST
Stand still. The trees ahead and bushes beside you
Are not lost. Wherever you are is called Here,
And you must treat it as a powerful stranger,
Must ask permission to know it and be known.
The forest breathes. Listen. It answers,
I have made this place around you.
If you leave it, you may come back again, saying Here.
No two trees are the same to Raven.
No two branches are the same to Wren.
If what a tree or a bush does is lost on you,
You are surely lost. Stand still. The forest knows
Where you are. You must let it find you.
Are not lost. Wherever you are is called Here,
And you must treat it as a powerful stranger,
Must ask permission to know it and be known.
The forest breathes. Listen. It answers,
I have made this place around you.
If you leave it, you may come back again, saying Here.
No two trees are the same to Raven.
No two branches are the same to Wren.
If what a tree or a bush does is lost on you,
You are surely lost. Stand still. The forest knows
Where you are. You must let it find you.
David Wagoner -
A volte, quando pensiamo di esserci persi, vale la pena fermarsi; stare immobili “in mezzo alla foresta” e agli intrichi da cui non riusciamo più a uscire. E aspettare, in un certo senso, che sia “la foresta” a trovare noi.
Questa poesia di Wagoner è un invito a sostare tranquilli nell’incertezza, senza agire freneticamente a tutti i costi. Gustarsi fino in fondo la sensazione di essersi perduti è spesso il primo passo per ritrovarsi.
venerdì 30 marzo 2012
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